“È stata una disfatta”.
E ancora:
“Parlano di ribelli ma in realtà è il Ruanda che ha preso la città di Goma.
Le milizie dell’M23, affiliate al Ruanda, hanno iniziato con il Nord e piano piano sono scese verso il Sud del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, entrando oggi a Goma.
Stamani l’esercito del Congo si è arreso”.
Il racconto, al telefono da Uvira, cittadina 150 km a sud di Goma, ci arriva da padre Gianni Magnaguagno, saveriano.
I combattenti del Mouvement du 23 mars e oltre 3500 soldati ruandesi, secondo le Nazioni Unite, sono penetrati domenica scorsa nella zona, dopo un assedio durato alcuni giorni.
“La città adesso è in mano loro e oggi ci sono stati saccheggi a tutto spiano”, dice.
Il missionario conferma che “una parte dei militari congolesi sono partiti in battello nella serata di ieri per Bukavu, e una parte si è arresa arrivando nella base Onu della Monusco”.
Secondo padre Magnaguagno questo epilogo era atteso e anche inevitabile, dati i precedenti.
La sorte peggiore è riservata come sempre alla popolazione civile.
“Hanno bombardato l’ospedale della Charite, si tratta dell’ospedale diocesano di Goma”, conferma.
Don Giovanni Piumatti, fidei donum per molti anni in Kivu, racconta che dalle zone del conflitto gli arrivano messaggi, video e notizie di grande confusione e incertezza.
“La gente è chiusa nelle case, almeno quelli che ce l’hanno la casa.
Non riescono a sapere e capire cosa sta succedendo fuori”.
A Goma e attorno alla città prevalgono paura e caos in queste ore.
Il Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, è una delle province più ricche di minerali: oro, rubini, rame, coltan e cobalto sono tra le principali ricchezze del sottosuolo.
E si combatte proprio per la conquista di territori di frontiera molto appetibili