Piano Mattei, “il progetto pilota in Mozambico nasce già vecchio e aiuta i privati”

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E’ stato promosso dalla Cooperazione allo sviluppo italiana nel 2021 per far fronte alla devastazione dei cicloni in Mozambico, ma il governo italiano lo descrive oggi come uno dei capisaldi del Piano Mattei, in un Paese che resta più che strategico per la “sicurezza energetica” dell’Italia.

Si tratta del CAAM, Centro Agro-alimentare di Manica, annoverato tra i primi progetti pilota del Piano Mattei in una regione remota e povera del Mozambico.

A mettere assieme i pezzi e fornire un’analisi dettagliata delle implicazioni economiche di tutta l’operazione, è un rapporto di ReCommon pubblicato oggi, dal titolo “In Mozambico il Piano Mattei nasce già vecchio? Genesi e sviluppo del Centro agroalimentare di Manica (CAAM)”. (qui il link)

I ricercatori arrivano alla conclusione che «non è il Piano Mattei ad aver prodotto questo progetto, ma è il CAAM a essere stato inserito a posteriori nella sua cornice».

Il motivo è semplice: bisogna essere presenti in Mozambico, distogliendo però l’attenzione dal petrolio e dall’Eni.

«La presenza italiana a Beira è un catalizzatore – si legge nel report – che distoglie l’attenzione mediatica da Cabo Delgado, dalla guerra del Nord, e dalle operazioni controverse in acque profonde di Eni in quella regione.

Dunque l’etichetta Piano Mattei appiccicata al CAAM potrebbe essere funzionale a ribadire la presenza dell’Italia “buona”, che crea sviluppo nel Paese.

«È indubbio che una presenza ufficiale italiana (ministeriale, tramite il Piano Mattei, oltre che dell’AICS, l’Agenzia di Cooperazione) in questa zona marca decisamente il territorio e consente di metter radici in un Corridoio, quello di Beira, dalle grandi potenzialità».

Non a caso tra i paesi su cui il Piano ha deciso di puntare c’è proprio il Mozambico: «tuttavia – si legge nel report –  nel suo viaggio istituzionale dell’ottobre del 2023, Giorgia Meloni dedica una manciata di battute all’agricoltura del Paese africano».

Al centro dei colloqui di ottobre di due anni fa con il presidente mozambicano Filipe Nyusi, non c’è infatti l’agricoltura, «ma l’energia, tanto da spingere la premier a dichiarare che il “fiore all’occhiello” della cooperazione tra Italia e Mozambico è il settore energetico, soprattutto grazie alla presenza sul territorio dell’Eni».

ReCommon è riuscita a ottenere il documento originale del CAAM, da cui si possono ricostruire la genesi e le varie fasi di realizzazione di quello che sarà un enorme Centro agroalimentare per lo scambio, lo stoccaggio, il packaging e in futuro la trasformazione della frutta e verdura.

La novità degli ultimi mesi (rispetto agli anni passati) sul CAAM sembrerebbe essere «la stipula di un accordo tra i governi di Roma e Maputo per un prestito agevolato di 35 milioni di euro (al governo mozambicano ndr.) ma una quota a dono, che ammontava a 3 milioni di euro era già stata concessa dal governo italiano ben prima che vedesse la luce il Piano Mattei».

Inoltre nell’archivio del portale OpenAid dell’Agenzia di Cooperazione allo Sviluppo (AICS) si legge che due milioni di euro, impegnati come parte del finanziamento del CAAM, erano già stati spesi nel corso del 2022.

La conclusione cui arrivano gli attivisti di ReCommon è che il vero beneficiario di tutta questa operazione saranno i privati italiani, diverse piccole e grandi imprese dell’agroalimentare e del caffè, anzitutto, e poi indirettamente l’Eni.

«Si vuole realizzare un hub agricolo impiegando imprese italiane finanziate dal governo mozambicano, il quale riceve oggi un credito d’aiuto a tasso zero tramite la Cooperazione italiana allo sviluppo che andrà restituito entro 32 anni», questa la chiosa.