Dopo il ciclone Chido, abbattutosi sul nord del Mozambico a metà dicembre scorso, da stamani è il tifone Dikeledi a mettere in allarme la popolazione mozambicana.
In arrivo dal Madagascar, Dikeledi minaccia la provincia di Nampula, poco più a sud di Cabo Delgado.
La notizia delle tempeste e dei venti tropicali distruttivi che vanno sotto il nome di “Tropical Storm Dikeledi” arriva dalle previsioni del portale Crisis 24 (piattaforma che monitora la gestione dei rischi in tempo reale, a livello globale).
Ma è stata anche confermata dai nostri missionari in Mozambico, in particolare da coloro che vivono nella provincia di Nampula, come le suore comboniane.
«La chiesa parrocchiale di Mossuril, in provincia di Nampula, presenta diversi danni: la veranda della casa parrocchiale è stata danneggiata», avvertono le comboniane, che si trovano a Nacala (dove è atteso il passaggio del ciclone) e parlano di vento che pian piano nel corso delle ore si va calmando.
Il quotidiano The Guardian parla di «possibile intensificazione del ciclone tropicale che potrebbe portare piogge pesanti, temporali e forti venti in diverse zone del Mozambico».
«Il ciclone è prima passato sul nord del Madagascar approdando tra le città di Antsiranana, nella regione di Diana e quella di Vohemar nella regione di Sava, e poi si è diretto al sud delle Mayotte, l’arcipelago dell’Oceano Indiano tra il Madagascar e la costa del Mozambico», si legge nel bollettino del Crisis 24.
Circa un mese fa Chido aveva provocato molti danni al Nord: «valutazioni preliminari indicano che circa 190mila persone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria, 33 scuole sono state colpite e quasi 10mila case sono state distrutte.
In alcuni villaggi sono rimaste in piedi pochissime case», si leggeva sui comunicati stampa dell’Unhcr relativi a Cabo Delgado.
Il Paese dell’Africa australe in questi mesi sta soffrendo diverse crisi in concomitanza: ai disordini politici (con il ritorno in patria dell’auto-esiliato Venancio Mondlane, leader di Podemos) si aggiungono le calamità naturali e le crisi climatiche.
Resta inoltre sempre aperto il file della guerriglia al Nord, nella provincia di Cabo Delgado, dove continuano ad essere presenti i gruppi armati islamisti.