Gaza: Hamas e Israele dicono sì alla tregua, inizia il post-conflitto?

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Dopo 447 giorni di guerra e almeno 46.000 morti tra i civili palestinesi; dopo 15 mesi di orrore e distruzione, si è finalmente vicini ad una tregua a Gaza.

E l’auspicio è che le armi tacciano davvero.

La diplomazia pensa già alla fase successiva al conflitto e a gestirla, sul versante americano, sarà l’amministrazione di Donald Trump.

Mentre il mondo incassa (salvo sorprese) il sostanziale sì di Hamas e Israele all’accordo negoziale di Doha, mediato da Egitto e Qatar, che apre al cessate-il-fuoco permanente e alla liberazione degli ostaggi israeliani, sul tavolo diplomatico giace un «dettagliato post-conflict plan».

Ed è su questo che si lavorerà nei prossimi mesi a livello negoziale.

Il futuro della Cisgiordania e il nuovo assetto di Gaza, la sorte dei civili ancora in vita nell’enclave palestinese, la delimitazione dei confini e la gestione politica della Striscia, sono tra i punti all’ordine del giorno.

Il segretario di Stato Blinken chiede un governo ad interim a Gaza, costituito dall’Autorità Nazionale Palestinese e dall’Onu.

Oggi però è ancora necessario concentrare gli sforzi e tutta l’attenzione internazionale affinchè la tregua vada davvero in porto.

L’intesa finale per il cessate il fuoco dovrebbe entrare in vigore domenica prossima e prevede, in una prima fase, la liberazione di 33 ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas, in cambio di alcune centinaia di prigionieri palestinesi.

Mentre l’americano Blinken ricordava «l’incommensurabile sofferenza del popolo di Gaza», sia ieri che oggi sono proseguiti gli attacchi di Israele sulla popolazione civile della Striscia.

«Questo accordo fermerà i combattimenti a Gaza, aumenterà l’assistenza umanitaria tanto necessaria ai civili palestinesi e riunirà gli ostaggi alle loro famiglie dopo oltre 15 mesi di prigionia».

Queste le parole del presidente Usa ancora in carica, Joe Biden, subito dopo la notizia dell’intesa. Ma il condizionale è d’obbligo. 

Da domenica prossima i fari mediatici saranno puntati tutti sull’evacuazione degli ostaggi attraverso i tunnel della Striscia: 33 civili finalmente restituiti alle famiglie.

Per liberare i quali il sangue di migliaia di innocenti è stato versato copioso, in un olocausto senza precedenti.