«Carissimi amici, vi scrivo brevemente per augurarvi una buona conclusione della festa dell’ Epifania e un buon Natale Etiopico, che cade il 7 gennaio.
Vorrei ringraziare tanti di voi che mi hanno fatto gli auguri e dirvi che grazie alla vostra generosa solidarietà i nostri monelli questa notte e domani avranno qualcosa di speciale a tavola e qualche regalo utile (felpe, pantaloni, scarpe, cancelleria, ecc.).
Dio vi benedica e vi conceda il centuplo!».
Don Angelo Regazzo, salesiano ad Addis Abeba, racconta in una lettera aperta il Natale etiopico con i ragazzi senza famiglia del Bosco Children e annuncia una grande novità:
«Il primo gennaio – dice – abbiamo cominciato l’anno nuovo con il rumore assordante della trivella. Che bello!».
Il riferimento è all’inizio dei lavori per la costruzione di un nuovo pozzo a lungo atteso.
«Oggi il trivellatore mi dice che sono arrivati a 55 metri di profondità.
Dobbiamo arrivare a 120 metri. Secondo il parere del geologo che è molto ottimista, troveremo acqua in abbondanza. Vi terrò informati!».
La missione salesiana di Addis Abeba è un’oasi di speranza che guarda al futuro nel Paese guidato dal controverso Abiy Ahmed.
Dal 2020 al 2022 (fino all’Accordo di Pretoria del 2 novembre) Abiy ha combattuto contro la regione indipendentista del Tigray.
Due anni dopo la cessazione delle ostilità contro il Fronte popolare di liberazione del Tigray (il TPLF, formazione paramilitare) le truppe dell’esercito eritreo che hanno combattuto assieme all’esercito etiope ancora non si sono ritirate del tutto dal Tigray.
Il nord dell’Etiopia è ancora fortemente segnato da una guerra che ha ucciso oltre 600mila persone e determinato la fuga di decine di migliaia di persone dalla loro regione, 60mila delle quali rifugiate in Sudan.
Carestia, povertà, distruzione di interi villaggi e lo spettro della pulizia etnica aleggiano ancora sul Tigray, il cui territorio resta vincolato territorialmente al resto del Paese e la cui sorte è più precaria che mai.